Una scena del film "L'ultimo uomo della Terra" di Umberto Ragona, in prossimità del Colosseo quadrato di Roma

"L'ultimo uomo della Terra" di Umberto Ragona (1964) è stato girato a Roma

Distopici doc. Breve filmografia sul futuro insostenibile

Il topos cinematografico dell'”ultimo” che risale alla letteratura ottocentesca, l’avvento durante gli anni Settanta della questione ambientale. Il cinema racconta le paure dell’umanità al cospetto di un futuro carico d’incertezza. Una selezione di pellicole poco note

Le strade completamente vuote di una grande città, nessuna macchina, tranne quelle parcheggiate. E nessuna persona sui marciapiedi. Potrebbe sembrare la fotografia di un centro urbano nel tempo del Coronavirus. Sono invece scene tratte da “L’ultimo uomo sulla Terra”, una pellicola girata da Ubaldo Ragona nel lontano 1964 a Roma: ce ne accorgiamo dalle apocalittiche immagini che mostrano alcuni cadaveri disseminati lungo la scalinata del Colosseo Quadrato all’Eur.

L’ultimo uomo a restare in piedi è Vincent Price, attore famoso tra gli anni ’60 e ’80, per una serie di pellicole di cinema distopico. Un genere, letterario e cinematografico al quale, per lo più, è affidata la rappresentazione di una società immaginaria futura dove le condizioni sociali e ambientali rendono la vita una sfida quotidiana spaventosa e indesiderabile.

 

 

Ed è proprio la paura collegata all’idea dell’“ultimo” ad essere un vero e proprio topos del racconto distopico. Tra i primi, nel 1826, è il romanzo “Ultimo uomo” di Mary Shelley (autrice di Frankenstein) ambientato tra il 2073 e il 2100, quando l’umanità sarà cancellata dalla peste. Anche Robert Neville è l’ultimo uomo nel romanzo di Richard Matheson “Io sono leggenda” di cui sono stati realizzati, oltre al film di Ragona, altri due adattamenti, l’omonimo film del 2007 diretto da Frances Lawrence con Will Smith che caccia in una Times Square in cui la natura ha riconquistato i suoi spazi e il film di Boris Sagal “1975: occhi bianchi sul pianeta Terra” con Charlton Heston girato nel 1971.

Will Smith in una scena di "Io sono leggenda" (2007)
Will Smith in una scena di “Io sono leggenda” (2007)

 

Ma talvolta l’“ultimo” non è un uomo. Come ad esempio nella scena della visita, in religioso silenzio e stupore, di una scolaresca al museo dove viene conservata l’ultima piantina esistente sulla Terra nel film di Douglas Trumbull “Silent Running”, del 1972 (distribuito in Italia con il titolo “2002: seconda odissea”).

La Terra, reduce da un conflitto nucleare vive una pressoché totale urbanizzazione. Tutta la vegetazione è stata sacrificata per far spazio alle città e anche il cibo è ormai sintetico e insapore.

Appena fuori dall’orbita di Saturno sono state costruite enormi cupole, simili a delle serre, dove il comandante Lowell Freeman (Bruce Dern), con una piccola squadra di “giardinieri spaziali” cura le ultime piante. E per proteggerle fuggirà via dall’uomo capace solo di distruzione e morte.

2002, la seconda odissea
Il film “2002, la seconda odissea” (1972) uscito con il titolo originale di “Silent running”

Ma la cura dell’ultimo vegetale ci regala anche la salvezza dalla maledizione: “Wall-E”, il robottino protagonista dell’omonimo film d’animazione diretto da Andrew Stanton, trova tra i rifiuti la prima piantina in grado di ricrescere in una Terra abbandonata dall’uomo, e Matt Damon, in “The Martian” riesce a far crescere le prime patate su Marte.

Se in molti film sono così delle pandemie a estinguere il genere umano, come nel singolare (per il panorama italiano) e omonimo film di Lucio Fiorentino (presentato al Green Movie Film Fest nel 2012) in altri a causare la distruzione del pianeta o a renderlo invivibile sono le drammatiche condizioni ambientali.

 

Il tema torna in molte pellicole degli anni ‘70, periodo in cui emerge con forza la questione ambientale. Cosi, tra i distopici d’annata, possiamo ricordare “2022: i sopravvissuti” (Soylent Green), diretto da Richard Fleischer che raccontava di una terra invivibile per inquinamento, sovrappopolazione, cibo sintetico e clima torrido. Gli stessi scenari li ritroviamo in “Il pianeta delle scimmie” di Franklin J. Schaffner, o in “La fuga di Logan” diretto da  Michael Anderson. Gli ultimi, insomma, possono tornare primi. Al cinema sicuramente, noi speriamo.

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Marino Midena
Marino Midena
Giornalista e studioso delle tematiche giuridiche agraristiche-ambientali, ha collaborato con alcuni importanti enti di ricerca (Ist. Cervi, INEA, CNR, IDAIC, ENEA, CREAA, Ismea, Univ. Sapienza,  Univ.  Tuscia di Viterbo). Come giornalista ha scritto per numerose testate, lavorato in uffici stampa, condotto trasmissioni radio e televisive. Ha insegnato “Diritto e legislazione dello spettacolo” presso il Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo ed è il direttore artistico del Green Movie Film Fest, festival di cinema ambientale.

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