Giancarlo Riccardi, artista "multimediale" e protagonista delle avanguardie negli anni '60

Giancarlo RIccardi, artista "multimediale" e protagonista delle avanguardie negli anni '60

Ritratto di Gian Carlo Riccardi, la voce ciociara dell’avanguardia

A nove anni dalla scomparsa ricordiamo la figura di un esponente della ricerca teatrale e visiva che propose un’idea trasversale, provocatoria e fortemente legata alle questioni sociali delle arti. Portando a Frosinone il clima e le istanze delle “cantine” romane

Spettacoli teatrali che si trasformavano in battaglie a base di palle di carta, feroci discussioni a fine spettacolo, inseguimenti rocamboleschi da parte dei movimenti studenteschi e la partecipazione di una spogliarellista che purtroppo, per la delusione del pubblico accorso a gran voce, non si spogliò. Tutto questo ed altro avveniva negli anni ’60 a Frosinone, dove il regista Gian Carlo Riccardi, di cui oggi ricorrono nove anni dalla scomparsa, aveva dato vita al primo movimento teatrale d’avanguardia, il Gruppo Teatro Laboratorio Arti Visive (che presentò le sue opere sui principali palcoscenici italiani) e ad un piccolo teatro nel centro storico della città: il Teatro Club.

 

Il Gruppo teatro laboratorio arti visive con "Apocalisse" (1975) e Amleto (1972)
Il Gruppo teatro laboratorio arti visive con “Apocalisse” (1975) e Amleto (1974)

La formazione

Diplomato in scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e successivamente in regia teatrale, Gian Carlo Riccardi (1933-2015) ha preso parte all’avanguardia teatrale romana, il cosiddetto “teatro delle cantine”, assieme a figure del calibro di Carmelo Bene, Manuela Kustermann, Giuliano Vasilicò, Giancarlo Nanni, Mario Ricci, Valentino Orfeo e Pippo di Marca, fondando il teatro La Fede. Pittore, caricaturista, attore e regista teatrale, scultore, musicista, scrittore, docente di costume e storia dell’arte, Riccardi ha praticato l’interdisciplinarietà trovando al contempo un anello di congiunzione tra le varie espressioni artistiche praticate.

 

Il Gruppo teatro laboratorio arti visive, Amleto II, 1974.
Il Gruppo teatro laboratorio arti visive, Amleto II, 1974.

Per questo motivo è stato definito dal critico d’arte Enrico Crispolti un “artista multimediale”.

Dentro il Teatro Club

All’interno del Teatro Club di Gian Carlo Riccardi venivano messi in scena estenuanti spettacoli, i quali potevano svolgersi anche nell’arco di tre ore e con ripetuti cambi di costumi. Gli attori sostenevano queste lunghe performance nel buio del palcoscenico, illuminati solo da qualche fascio di luce pallido. La scenografia era costellata di oggetti poveri e di recupero legati al mondo dell’infanzia e del sogno: fantocci di stoffa, mostri di legno o carta, barchette, cavalli a dondolo, scatole cinesi ecc. Sulla scena gli attori si muovevano con gesti lenti, misurati e ripetitivi cercando un dialogo e una partecipazione attiva dello spettatore, il quale veniva provocato e coinvolto nella pièce.

 

Il Gruppo teatro laboratorio arti visive, Riflusso nel privato come da Joyce (con Dodo D'Hambourg), 1982
Il Gruppo teatro laboratorio arti visive, Riflusso nel privato come da Joyce (con Dodo D’Hambourg), 1982

Oltre il palcoscenico

Le rappresentazioni si spostavano spesso dal palcoscenico alla platea. Frequentemente il copione veniva stravolto anche sulla base delle reazioni spontanee del pubblico, che era chiamato a diventare protagonista dell’opera. Tutto ciò, talvolta, dava luogo a risposte non sempre positive: erano gli anni delle contestazioni studentesche e delle lotte politiche. Così i contenuti di questo tipo di teatro, che voleva porsi al di fuori di qualsiasi retorica di partito, vennero strumentalizzate e criticate dalle varie fazioni. Era, inoltre, un teatro d’avanguardia che ripudiava il classico teatro della parola e si inseriva all’interno di una provincia che faticava ad assorbire questo tipo di innovazioni.

Nudi in scena

Sono numerose le testimonianze riguardanti le performance realizzate da Gian Carlo Riccardi e la sua compagnia teatrale. Caratteristica delle opere messe in scena negli anni ’60, ad esempio, era la nudità dell’attore. Questa provocazione operata da Riccardi spogliava l’uomo delle ipocrisie e delle contraddizioni sociali, liberandolo dall’omologazione collettiva. In questi anni erano numerose le piece dove gli attori, uomini e donne, si spogliavano mettendo a nudo, di fronte al pubblico, le paure e le speranze della società contemporanea. Allo stesso tempo, però, anche il pubblico veniva invitato a prendere parte a questo rituale di “svestizione”.

Ciò nonostante, non sempre gli spettatori erano disposti a “collaborare”.

Durante un evento teatrale, infatti, il protagonista che, come da copione, cercò il coinvolgimento del pubblico chiamando sul palco una donna, fu violentemente schiaffeggiato non appena provò a denudarla. Altro episodio eclatante riguardò lo spettacolo Riflusso nel privato come da Joyce (1982), che prevedeva la partecipazione della spogliarellista Dodo D’Hambourg. La rappresentazione registrò un’affluenza mai vista prima, purtroppo però, per il malcontento del pubblico la donna non si spogliò.

 

Il Gruppo teatro laboratorio arti visive, Riflusso nel privato come da Joyce (con Dodo D'Hambourg), 1982
Il Gruppo teatro laboratorio arti visive, Riflusso nel privato come da Joyce (con Dodo D’Hambourg), 1982

 

Battaglie in platea

Ma all’interno del Teatro Club si registravano anche vivaci dibattiti durante ed in seguito alle rappresentazioni. Uno spettacolo che prevedeva il lancio di palle di carta verso gli spettatori si trasformò in una battaglia all’ultimo sangue tra gli attori ed il pubblico, mentre, al termine di una performance nel napoletano, le vetture del regista e degli attori furono inseguite da orde di studenti manifestanti e prese di mira da sassi e pietre.

Spettacoli basati sullo shock visivo, mimica gestuale e significati inediti, il teatro d’avanguardia di Gian Carlo Riccardi segna una tappa fondamentale tra le sperimentazioni avviate negli stessi anni a livello internazionale e rappresenta il primo esperimento d’avanguardia teatrale introdotto nella Ciociaria.

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Valentina Coccarelli
Valentina Coccarelli
Sono nata a Frosinone, ho sempre portato avanti la mia passione per l’arte e la cultura. Ho frequentato il Conservatorio Licinio Refice, studiando per diversi anni pianoforte e successivamente il Liceo Artistico A. G. Bragaglia di Frosinone. Durante il mio excursus scolastico ho avuto modo di conoscere personalità di spicco e grandi artisti eclettici ed innovativi del territorio ciociaro. L’esperienza universitaria presso il Dipartimento di Lettere dell'Università di Cassino mi ha permesso di approfondire le mie conoscenze e di collaborare con diversi giornali, tra i quali Cassinogreen. Ho pubblicato articoli scientifici nel campo della psicologia dell’arte e preso parte a convegni internazionali. La mia missione è quella di comunicare e valorizzare ogni forma di espressione artistica.

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