Parco Garbatella: da 25 anni, alberi al posto del cemento

Il Parco Garbatella durante i festeggiamenti dei suoi 25 anni. Presenti molti abitanti del quartiere

Parco Garbatella: da 25 anni, alberi al posto del cemento

Un’area edificabile trasformata in spazio verde pubblico, con un giardino zen, un roseto, gli orti urbani e il bosco intensivo. Curati e vissuti intensamente dagli abitanti del quartiere, e non solo. Con tante occasioni di «educazione sostenibile e trasformativa»

«La lotta per il Parco Garbatella è partita nel 1993, quando abbiamo iniziato a lavorare per far sì che un’area destinata all’edilizia fosse trasformata in area verde. Cinque anni dopo abbiamo piantato i primi alberi, che oggi continuano a crescere», racconta Tommaso d’Alessio, presidente del Circolo Garbatella di Legambiente, che cura e gestisce il principale polmone verde dello storico quartiere nel quadrante sud-ovest della Capitale. Un’area verde di oltre quattro ettari in mezzo ai palazzi, con centinaia di alberi e arbusti, aree attrezzate per giochi e sport, orti urbani aperti tutti e un piccolo bosco intensivo.

 

Tommaso d’Alessio sotto uno dei primi alberi piantati nel 1998, segnando la nascita del Parco

 

Il 26 novembre, in occasione dei 25 anni del Parco, Legambiente Garbatella ha dato vita a una giornata di festa e impegno con piantumazione del bosco intensivo, visite guidate ed esplorazioni del Parco. Il tutto accompagnato da letture, spettacoli teatrali e musiche messe in scena dall’Associazione culturale Controchiave e dalla sua street band, la Fanfaroma. Festeggiamenti che il Parco merita tutti, avendo sottratto al cemento un’area che è a disposizione dell’intero quartiere. Quello che durante il secondo dopoguerra era “il prato” di Garbatella, diventò negli anni ’60 un’area di esposizione per automobili e di appoggio per circhi itineranti. Poi divenne un parcheggio e infine rimase abbandonato. Agli inizi degli anni ’90, un piano edilizio prevedeva che nel prato di Garbatella e in altre aree abbandonate circostanti, avrebbe dovuto sorgere un complesso di ricezione turistica.

Un polmone ricco di biodiversità

«Era un’area privata, inizialmente destinata alla costruzione di strutture alberghiere. Tutto il contrario di quello che volevamo», racconta d’Alessio. È in quegli anni che inizia il percorso dal basso, guidato dalle Associazioni e da Comitati territoriali, che hanno dato vita al Parco Garbatella. «In poco tempo abbiamo raccolto oltre 12.000 firme per impedire le costruzioni e trasformare l’area edificabile in area verde», continua il presidente del circolo ambientalista.

 

Le arnie del Parco Garbatella, nei pressi degli Orti Urbani aperti a tutti

 

Così, al posto di un albergo, oggi Garbatella ha il suo Parco, con un giardino zen, un roseto, gli orti urbani e il bosco intensivo. Una piccola foresta al ridosso della strada. Creato nel 2017, il bosco intensivo del Parco Garbatella cresce seguendo il metodo delle Tiny Forest, ideato negli anni ’70 dal botanico giapponese Akira Miyawaki. «Siamo stati fra i primi a Roma a sperimentare questo metodo, mischiando specie diverse di alberi e arbusti, tipiche di una foresta matura, piantate con una densità molto alta» dice d’Alessio. Un metodo che accelera il naturale processo evolutivo dei boschi. Alle Tiny Forest bastano così appena venti anni per raggiungere la maturità. Oggi, nel bosco intensivo del Parco Garbatella si incontrano almeno 75 specie diverse, fra piante diffuse nell’area mediterranea, come l’acero campestre (Acer campestre), e piante esotiche, come la Jacaranda mimosifolia, il glicine tropicale a rapida crescita dal quale si ottiene il legno di palissandro. «Sono piante a crescita rapida, potenzialmente resistenti ai cambiamenti climatici in atto. In questo modo il bosco cresce e oggi è quasi autonomo», continua d’Alessio.

 

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A mettere in pericolo la sopravvivenza degli alberi del Parco Garbatella sono stati alcuni atti di vandalismo. Come quello avvenuto nel 2013, con il quale sono state mozzate le chiome di circa 80 piante. Episodi che, come raccontano gli attivisti del circolo, continuano a verificarsi.

Le attività di educazione ambientale

Per difendere l’area verde e la sua biodiversità, oltre a piantare nuovi alberi e a rimettere in salute le piante, il Circolo Legambiente Garbatella organizza e coordina diverse iniziative di educazione ambientale rivolte a tutti gli abitanti del quartiere. «Un’educazione sostenibile e trasformativa», come la definisce Michela Mayer, pedagogista, esperta di educazione scientifica e alla sostenibilità.

 

La giornata di festa e impegno per i 25 anni del Parco è stata organizzata dal Circolo Legambiente Garbatella, cui è affidata la gestione del Parco

 

Ogni settimana il Parco ospita infatti negli orti didattici e nel bosco attività rivolte agli studenti delle scuole del quartiere – e non solo – per conoscere le piante e come prendersene cura. Numerose iniziative sono rivolte poi anche agli adulti, per permettere a tutti di vivere il Parco e comprenderne l’importanza ecologica. È questa la chiave per risolvere il problema dell’educazione ambientale. «Il Parco stesso è un esempio di educazione sostenibile e trasformativa: ha garanzie sulla sostenibilità, come la duna voluta da Legambiente per fare da barriera agli inquinanti che provengono dalle strade circostanti, ed esempi di trasformazione di un’area degradata in uno spazio fruibile come gli orti urbani, creati scavando nel tufo e nel cemento e che oggi vengono usati da tutti», conclude Mayer.

 

Michela Mayer
Michela Mayer

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Enrico Nicosia
Naturalista rapito dal fascino per il mondo naturale, sommerso e terrestre, e dei suoi abitanti, spera un giorno di poterli raccontare. Dopo la Laurea in Scienze della Natura presso l’Università di Roma “La Sapienza” va in Mozambico per un progetto di conservazione della biodiversità dell’Africa meridionale. Attualmente collabora come freelance con alcune testate come Le Scienze, Mind e l’Huffington Post Italia, alla ricerca di storie di ambiente, biodiversità e popoli da raccontare

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