Il simpatico Pescefancù, amuleto a forma di pesce creato dall'artista Paola Dardo

Pescefancù. L’inno all’imperfezione di cui abbiamo bisogno

Portachiavi, ciondolo o medaglietta che si voglia, è molto più di un semplice amuleto. Fancù è un pesce imperfetto, che si è “presentato” così com’è all’artista Paola Dardo. Triste, arrabbiato, felice se e quando gli va: lontano dalla perfezione patinata dei social. Pesce schietto e solidale, collabora con Sea Shepherd e con il canile di Latina…

Durante l’estate appena trascorsa, tra prove costume e foto per i social, dove dall’aperitivo al tramonto alle vette scalate, tutto sembra inevitabilmente perfetto, è apparso un pesce. Si chiama Pescefancù ed è una creazione dell’artista milanese Paola Dardo. Un pesce che, come i salmoni, ama andare controcorrente e sa consigliare a chi lo sceglie il gusto di strade alternative. Si tratta di un amuleto, un piccolo ciondolo che può essere usato come portachiavi o medaglietta, ed è accuratamente realizzato utilizzando materiali ecocompatibili. Così racconta l’artista:

«Stavo realizzando un acchiappasogni con dei pesciolini in amido di mais. Ne avevo già realizzati due, uno verde e uno blu, con tutti i connotati che l’idea di un pesciolino deve portare. Il terzo, il pesce rosso, però non mi veniva. Più cercavo di dargli una forma armoniosa, più qualcosa di questo pesce mi sfuggiva dal controllo. Sembrava che avesse una sua personalità e che proprio non volesse fare la parte del pesciolino perfetto. Così a un certo punto ho alzato le mani e mi sono detta: Fancù! Resta come vuoi essere, imperfetto, forse bruttarello, ma autentico!».

 

Paola Dardo, artista milanese, "creatrice" del Pescefancù
L’artista milanese Paola Dardo. Il Pescefancù le si è “imposto”, con la sua personalità. E differentemente da Geppetto, lei non ha cercato di renderlo perfetto…

I diritti di Pinocchio: accogliere la tristezza

Come un Pinocchio tra le mani di Geppetto così è nato il Pescefancù, un pesce ribelle che porta con sé segni di imperfezione. Ma a differenza del caro burattino, su questa creazione la mano dell’artista ha saputo fermarsi e prestare attenzione alle forme alternative, impreviste e indomabili che questo pesciolino continuava a proporle.  Nessun naso da limare dunque, nessuna condanna su comportamenti incongrui, ma accoglienza di ciò che esce dagli schemi, ascolto della diversità e dei suoi diritti. Così anche la tristezza, sentimento costantemente messo al bando, trova il suo diritto ad essere. Paola Dardo racconta:

«Quel giorno non mi sentivo in forma, ero pervasa da sensazioni poco piacevoli, che mi rendevano insoddisfatta e triste, e che in altre occasioni avrei tentato di domare. Accogliendo il Pescefancù sul mio tavolo da lavoro improvvisamente mi sono sentita in diritto di ascoltare e lasciar vivere le mie zone d’ombra, i miei momenti tristi, il mio essere diversa, imperfetta ma non per questo sbagliata».

 

La saggezza dell’errare

L’imperfezione su cui ci porta a riflettere il lavoro di Dardo non è un errore, ma un invito all’errare, un incoraggiamento a sperimentare senza temere di sbagliare. L’idea di perfezione si basa infatti su un principio statico. Perficio, il verbo latino da cui deriva il termine “perfetto”, sta per l’appunto ad indicare ciò che è compiuto, realizzato, non più modificabile e quindi statico. L’errore è invece portatore di movimento e nasce etimologicamente proprio dal verbo errare. L’invito ad accogliere la propria imperfezione non è dunque un invito a restare nell’indolenza, ma un incoraggiamento all’andare, al vagare, al non fermarsi là dove ci sembra di aver raggiunto una qualche forma di certezza.

Come ci ricorda Selene Calloni Williams nel suo ultimo libro Wabi Sabi, «(…)l’imperfezione come aspirazione alla perfezione è già la perfezione stessa».

 

Un grande Pescefancù colorato, attorniato da altri esemplari piccoli
Pescefancù non è un errore, ma un incoraggiamento a sperimentare senza temere di sbagliare. Il movimento opposto alla stasi della perfezione

 

Ed è nel vago del vagare, nello spaesamento, nella sospensione delle certezze che l’artista trova il respiro di sollievo da consegnarci come augurio e diritto. Il Pescefancù diventa compagno di viaggio in questo errare solitario e lo fa offrendoci una sorta di navigatore intuitivo. Si tratta di una parola che ogni amuleto porta sul retro ed è scritta dall’artista in base all’ispirazione del momento. In una sorta di arte divinatoria questa parola arriva dove deve arrivare trasformandosi in consiglio e sostegno, così chi porterà al collo il pesce porterà anche addosso un consiglio.

 

In ascolto del mondo selvaggio

Nato all’inizio dell’estate il Pescefancù ha scelto di sostenere gli animali e il loro habitat. Nell’ascolto della natura meno contaminata, il suo viaggio può essere inteso come un invito a un rewilding interiore, all’osservazione consapevole di una sana radice pre-culturale che ci accomuna a ogni forma di vita sul Pianeta. Per dare forma concreta a questi pensieri è partita per i mesi estivi una collaborazione con Sea Shepherd, l’organizzazione internazionale che lavora da oltre 40 anni per fermare la distruzione dell’habitat marino e il massacro delle specie selvatiche negli oceani. La scelta di sostenere altre forme di vita in difficoltà attraverso la vendita del Pescefancù è stata per Paola Dardo un gesto spontaneo.

«Il messaggio del Pescefancù è innanzitutto un messaggio di solidarietà verso chi vive situazioni marginali. Ho sentito con chiarezza che con questa opera potevo sostenere materialmente e immaterialmente al tempo stesso. Da un lato il Pescefancù è un simbolo che incoraggia, dall’altro è uno strumento con cui materialmente stiamo sostenendo campagne in difesa dell’ambiente e degli animali».

Dopo i mari, con l’arrivo dell’autunno è iniziata la collaborazione con l’Associazione Amici del Cane di Latina che gestisce il canile comunale del capoluogo pontino. Il progetto che ha toccato il cuore dell’artista è Portami Via, una campagna di sensibilizzazione sull’adozione di cani adulti, spesso esteticamente meno attraenti. Il prossimo progetto che il Pescefancù andrà a sostenere è già in cantiere e riguarderà gli animali selvatici dei nostri boschi. 

 

Saperenetwork è...

Dafne Crocella
Dafne Crocella
Dafne Crocella è antropologa e curatrice di mostre d’arte contemporanea. Dal 2010 è rappresentante italiana del Movimento Internazionale di Slow Art con cui ha guidato percorsi di mindfulness in musei e gallerie, carceri e scuole collaborando in diversi progetti. Insegnante di yoga kundalini ha incentrato il suo lavoro sulle relazioni tra creatività e fisicità, arte e yoga.
Da sempre attiva su tematiche ambientali e diritti umani, convinta che il rispetto del proprio essere e del Pianeta passi anche dalla conoscenza, ha sviluppato il progetto di Critica d’Arte Popolare, come stimolo e strumento per una riflessione attiva e consapevole tra essere umano, contemporaneità e territorio. È ideatrice e curatrice di ArtPlatform.it, piattaforma d’incontro tra creativi randagi.

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