partiti green ecologismo

Partiti green cercasi, intervista a Pietro Raffa e Fulvio Lorefice

La questione ambientale è sempre più al centro delle politiche europee, dal Green Deal fino alle recenti alluvioni in Germania e nel Nord Europa. Anche in Italia il tema della conversione ecologica è sotto i riflettori. Eppure manca ancora un partito di largo consenso paladino delle politiche green. Ne abbiamo parlato con due esperti di relazioni istituzionali

L’ecologismo entra ogni giorno di più nel dibattito del paese. Anche a livello europeo il tema della transizione ecologica ormai è ineludibile. Un nodo fondamentale, se pensiamo alla centralità che potranno avere le scelte ambientali nell’applicazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza ma anche all’attenzione che la questione climatica ha ottenuto a livello politico dopo la catastrofica alluvione che ha colpito l’Europa centro-settentrionale:

«C’è bisogno di una politica che tenga più in considerazione la natura e il clima» sono state le parole della cancelliera Angela Merkel durante una visita nelle zone più funestate dal fenomeno estremo.

Sta di fatto che oggi a Napoli si apre il G20 sull’ambiente piuttosto in sordina e che almeno in Italia l’argomento, nonostante la crescente attenzione da parte dei cittadini, stenta a trovare una rappresentanza politica autorevole e di largo consenso. Ne abbia parlato con Pietro Raffa e Fulvio Lorefice, estensori di “La rinascita dell’ecologismo: nuovo paradigma di ripartenza e terreno di consenso politico”: lo studio che realizzato poche settimane da FB&Associati, la prima società di consulenza in relazioni istituzionali fondata in Italia, in particolare attraverso la sua divisione Fb&Bubbles, specializzata nell’analisi del dibattito pubblico.

 

«L’obiettivo dello studio – spiega Pietro Raffa – era di capire quali fossero i protagonisti nella sfera politica che stanno provando a occupare il territorio di consenso dell’ecologismo. Abbiamo anche valutato la ricaduta effettiva, a livello parlamentare e degli atti legislativi, rispetto a quello che il decisore pubblico dichiarava, sui social e sui media, di volersi occupare».

 

Pensa che a medio termine, dopo lo choc pandemico e alla luce dei fenomeni legati allo sconvolgimento climatico, aumenterà l’attenzione dei partiti politici in Italia verso il messaggio ecologista?

Pietro Raffa: Le prime evidenze della ricerca rivelano il forte interesse dei partiti a “occupare” lo spazio del green. Lo si nota nell’utilizzo di un linguaggio specialistico: il termine generale “sostenibilità”, per esempio, viene utilizzato molto meno e si preferisce affrontare invece temi specifici e concreti. Ciò evidenzia il fatto che i partiti hanno colto la necessità di specializzarsi in questo ambito e di mostrarsi credibili sul tema. Al momento non c’è un grande spazio per un partito verde. Quello che si evince è che l’ambiente è un tema che parte principalmente dal basso, dalle persone. Certamente ci sono delle eccezioni in cui è la politica ad assumere un ruolo di orientamento verso una nuova consapevolezza, come nel caso del neopresidente statunitense Biden.

 

Un grafico dell’analisi di FB&Associati riporta le keywords sensibili e dunque più utilizzate da ciascun gruppo e partito in Italia

 

Ma ci potrà essere in Italia un partito green forte come quello tedesco?

Fulvio Lorefice: La prospettiva ha certamente una sua appetibilità per il mondo della politica. Si ritiene, infatti, che posizionarsi in questo spazio politico possa determinare un forte afflusso di consensi. Occorre comunque notare che in Italia registriamo un’oggettiva difficoltà storica nell’affermarsi di una forza verde. Più forze politiche nazionali oggi esprimono in realtà una debolezza intrinseca. Quando serve rigenerare un progetto politico, si considera necessario cercare di cogliere l’ “opportunità green”, ma in realtà non si tratta di un percorso facile, perché, per avere successo, è necessario avere alle spalle mobilitazioni, battaglie sociali e civiche.

 

 

Fridays For Future ed Extinction Rebellion hanno dimostrato di voler ricoprire un ruolo diretto e non negoziabile rispetto al mondo della politica tradizionale. Crede che le politiche del Pnrr e la Next Generation EU offrano risposte nuove?

Pietro Raffa: Fino a un recente passato, la politica ha dimostrato una difficoltà evidente nell’adottare scelte nette per il lungo periodo, la componente ambientalista fino a pochissimi anni fa era marginalizzata e le istanze verdi appannaggio di pochi. Ma i movimenti, che hanno ridato luce a queste battaglie, sono riusciti a far crescere un trend, prima di tutto tra i giovani, poi in generale nella società. È stato un risultato di cui la politica ha dovuto tenere conto. Lo sforzo messo in atto con Next Generation EU non ha eguali, e sicuramente la spinta data dai movimenti è stata cruciale. Penso ci sia stato un reale cambio di marcia da questo punto di vista. La direzione è giusta anche se ovviamente non tutte le proposte saranno accolte. Chi prende decisioni pubbliche deve tenere insieme tante variabili. Ma i movimenti hanno avuto una capacità di influenza senza pari rispetto al passato. I giovani vogliono essere certi che il tema non venga trattato dalla politica solo perché “alla moda”, esigono convinzione e determinazione. Vogliono un cambiamento radicale, non sono interessati a micro-conquiste.

La ricerca di FB&Associati  dimostra come, rispetto agli anni precedenti, l’attenzione e la rilevanza negli atti parlamentari sia mutata a partire da marzo di quest’anno
La ricerca di FB&Associati  dimostra come, rispetto agli anni precedenti, l’attenzione e la rilevanza negli atti parlamentari sia mutata a partire da marzo di quest’anno

 

Queste istanze le sembra che trovino un adeguato riscontro nelle aule parlamentari?

Fulvio Lorefice: La contingenza del Recovery Plan ha determinato una crescente attenzione anche in sede parlamentare sul tema e si è iniziato a monitorare attraverso atti di controllo tutto ciò che riguarda la parte green del piano europeo, a cui viene destinato circa un terzo delle risorse.  Ma è una realtà distorta da questa circostanza. 

Quali sono i temi più urgenti da affrontare secondo l’opinione pubblica? C’è stato un cambiamento di prospettiva con la pandemia?

Pietro Raffa: Le rilevazioni ci dicono come, rispetto alla fase pre-Covid, l’attenzione alla tematica ambientale sia cresciuta tra le priorità dei cittadini. Un sentimento di paura e il timore che tutto questo sia correlato alla situazione globale ha fatto sì che questi aspetti siano diventati centrali, mentre è interessante notare che altre problematiche, come l’immigrazione e la sicurezza, che erano al primo posto, ora sono in calo. Nel 2014 l’ambiente preoccupava solo il 9% della popolazione, ora siamo al 30%.

 

Guarda il video di Natural disaster sull’alluvione del 15 luglio in Germania

 

I Grünen tedeschi auspicano il superamento del vincolo del pareggio di bilancio per la soluzione dei problemi ambientali. Secondo quanto avete analizzato, è una via ipotizzabile in Italia?

Fulvio Lorefice: Il dibattito parlamentare non è lo stesso che in Germania. Anche se ci sono in Italia alcune forze che pongono il tema del superamento del vincolo, all’interno del nostro Parlamento questa istanza non ha una maggioranza. Sarà interessante capire l’ “effetto contagio” che un successo dei Verdi tedeschi come primo partito potrebbe determinare a cascata sull’Italia.

 

Leggi anche
Italia, osservata speciale per il clima. Colloquio con Antonello Pasini

 

Con questa nuova attenzione, c’è il rischio di un green washing “politico”, oltre che consumistico?

Pietro Raffa: I numeri che emergono ci fanno intravedere un rischio serio in tal senso. È strano che una pluralità di soggetti inizi a occupare questa casella. Viviamo in una società abituata ad andare avanti attraverso “frame”, in cui un tema viene trattato molto e a lungo, e poi quando la soglia di attenzione cala viene abbandonato. Per evitare il green washing occorre vedere la storia delle persone e delle società, fare attenzione ai contenuti e al modo di operare.

 

Scarica il paper di FB&Associati

 

Saperenetwork è...

Elena Sofia Midena
Elena Sofia Midena
Studentessa di Scienze Biologiche, appassionata del comportamento animale e dell’adattamento vegetale, in relazione ai processi evolutivi e ai cambiamenti ambientali. Nel tempo libero studia danza classica, moderna e acrobatica, con particolare entusiasmo per i tessuti aerei. Animale preferito: il cane, ma in casa ha un coniglio.

Parliamone ;-)