Il governo del rieletto Ignacio Lula ha impresso un cambiamento di rotta nelle politiche ambientali, rispetto al predecessore Bolsonaro. Ma restano ancora molti rischi per l'Amazzonia (Foto:YouTube)

Il governo del rieletto Ignacio Lula ha impresso un cambiamento di rotta nelle politiche ambientali, rispetto al predecessore Bolsonaro. Ma restano ancora molti rischi per l'Amazzonia (Foto:YouTube)

Amazzonia, il tasso di deforestazione è il più basso degli ultimi sei anni. Ma resta alta l’attenzione su degrado e sfruttamento

Nel nuovo Brasile di Lula il tasso totale di deforestazione del polmone verde è sceso di oltre il 60%. Ma restano le conseguenze devastanti della presidenza Bolsonaro, dal degrado dei suoli alla strage di nativi, all’occupazione criminale. E poi, la costruzione della “ferrovia della soia” e il problema dello sviluppo industriale

Gli ultimi dati diffusi da Imazon (l’Istituto dell’Uomo e dell’Ambiente dell’Amazzonia) mostrano come nei primi due mesi del 2024 in Brasile il tasso totale di deforestazione abbia raggiunto quota 196 chilometri quadrati (in diminuzione del 63% rispetto agli stessi mesi del 2023). Si tratta del numero più basso degli ultimi sei anni, sebbene ancora superiore rispetto al periodo 2008-2017, durante il quale si assestava in media sotto i 135 chilometri quadrati. Il fenomeno è però eterogeneo: due giurisdizioni su nove (Maranhão e Roraima), nel confronto con lo stesso periodo dello scorso anno, registrano un incremento delle attività di deforestazione, con il 77% delle aree disboscate concentrate in soli tre stati (Mato Grosso, Roraima e Amazonas). Sebbene in generale diminuzione, la deforestazione “brucia” ancora immense estensioni di foresta: negli ultimi 9 mesi quasi 2mila chilometri quadrati di Amazzonia brasiliana sono andati distrutti, un’area grande quanto l’isola di Tenerife.

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Nelle terre indigene invase

Nelle sole riserve indigene si registra un calo del 42%, il dato più basso dal 2018. Ma con sostanziali differenze tra le aree. Nelle terre di recente restituite alla gestione dei nativi grazie all’intervento del governo e all’estromissione dei coloni illegali, come Apyterewa, il tasso di deforestazione è in caduta libera. Nelle “terre indigene invase”, in mano alla gestione criminale (il 50% si trova a Roraima), le foreste vengono ancora spogliate per ricavarne legname, subiscono la trasformazione in pascoli o la conversione in miniere, dalle quali vengono estratti minerali preziosi come oro, rame e bauxite.

 

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Obiettivo deforestazione zero

Le strategie per riconsegnare le terre agli indios, attraverso processi di demarcazione e ripristino della legalità, restano dunque il nodo fondante del piano per il raggiungimento dell’ambizioso obiettivo “deforestazione zero entro il 2030” fissato dal governo Lula, reso complesso dalla grave estensione del fenomeno delle terre rubate e dal drammatico aumento delle stragi di nativi registratisi durante l’epoca Bolsonaro. Il 21 marzo scorso, il presidente brasiliano ha firmato un decreto per la protezione di altri 70mila ettari di foresta, al fine, tra l’altro, di tenere “stoccate” 6 miliardi di tonnellate di CO2 (una quota superiore alle emissioni annue degli Stati Uniti). Il numero totale delle riserve indigene è stato portato a dieci, con l’istituzione di nuovi territori protetti nel Mato Grosso e a Bahia.

 

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Ambiente e sviluppo, la vera sfida per Lula

La vera sfida, per il Brasile che mette al centro l’ambiente, sarà poi nel conciliare gli obiettivi di conservazione con i piani decennali per la “reindustrializzazione” del paese. Recentemente, tra le comunità indigene di Mato Grosso e del Pará è dilagata la protesta contro la costruzione della ferrovia EF-170 o “Ferrogrão” (detta anche “ferrovia della soia”, per l’uso commerciale a cui dovrebbero essere destinati i quasi mille chilometri di infrastruttura), per la quale si stima la distruzione di 25mila ettari di foreste pluviali tra i bacini dello Xingu e del Tapajos.

La ferrovia della soia e la green economy

E Ferrogrão rischia di essere in buona compagnia: se le strategie non verranno aggiornate, è difficile immaginare come il nuovo Growth Acceleration Program (l’imponente progetto brasiliano per lo sviluppo, conosciuto anche come Novo PAC), votato a trasformare il paese in una potenza della green economy grazie a 350 miliardi di dollari di investimenti in infrastrutture, trasporti e reti per le energie rinnovabili, possa compiersi senza minacciare l’esistenza di aree ancora intatte del “polmone verde del mondo”.

 

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Non solo deforestazione

Azzerare la deforestazione, infine, non è l’unica sfida per il prossimo futuro. Il degrado degli ecosistemi pluviali, causato da siccità, impoverimento dei suoli, inquinamento e diffusione di specie aliene, è un problema più subdolo e richiederà nuove modalità di monitoraggio. Secondo uno studio pubblicato su Science e guidato da David Lapola dell’Università di Campinas, la compromissione degli equilibri naturali dell’Amazzonia brasiliana, non sempre di facile rilevazione per i sistemi satellitari di Inpe (l’Istituto per la Ricerca Spaziale carioca), può compromettere la capacità di trattenere la CO2 e rappresenta una minaccia al raggiungimento degli obiettivi stabiliti negli accordi internazionali per la stabilità climatica.

Il degrado colpisce già un’area tre volte più grande di quella afflitta dalla deforestazione.

André Lima, membro del Ministero dell’Ambiente brasiliano, ha dichiarato ad Agencia Brazil che il tema è all’attenzione del governo, ma il contrasto al fenomeno è un’area nuova, per la quale «Occorrerà sviluppare politiche e iniziative specifiche, proprio come abbiamo già fatto, e continueremo a fare, per la lotta alla deforestazione».

 

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Anna Stella Dolcetti
Anna Stella Dolcetti
Anna Stella Dolcetti, laureata in lingue e culture orientali presso l’Università La Sapienza di Roma, ha conseguito un master in International Management alla Luiss Business School, si è specializzata in Marketing all’Istituto Europeo di Design e in Green Marketing all’Imperial College di Londra. È vincitrice e finalista di competizioni dedicate alle nuove tecnologie (Big Data e Blockchain) e lavora nella comunicazione per aziende ad alto tasso di innovazione. È diplomata in "sommellerie" e appassionata di alimentazione naturale. Nel tempo libero passeggia nei boschi, scala montagne e legge avidamente di biologia, astronomia, fisica e filosofia. Crede fermamente nella sinergia tra metodo scientifico e cultura umanistica e nell’utilizzo delle nuove tecnologie al servizio di etica, rispetto e sostenibilità sociale e ambientale.

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