Il paesaggio come cultura e resistenza secondo Serenella Iovino

Serenella Iovino, studiosa e saggista, fra le massime esperte di letteratura ambientale

Il paesaggio come cultura e resistenza secondo Serenella Iovino

Nel suo Paesaggio Civile la nota studiosa indaga, attraverso la “lettura” di alcuni luoghi archetipici, il rapporto fra la natura dei territori e la storia che le comunità umane vi scrivono. Un libro indispensabile per capire la realtà fatta di luoghi e interazioni sociali nella Storia

Il paesaggio come un testo, come il racconto di una relazione che si sviluppa attraverso il tempo e le azioni degli esseri umani e attraverso le azioni/reazioni dell’ambiente naturale. Ma anche il paesaggio come tessitura, intreccio, contesto nel senso originario della parola, di qualcosa che è tessuto insieme: la vita degli umani e delle loro comunità con quella dei luoghi e della Natura che in essi e attraverso essi vive. Su questo ragiona Paesaggio civile. Storie di ambiente, cultura e resistenza, di Serenella Iovino, saggista e studiosa di cultura ecologica, professoressa ordinaria alla University of North Carolina at Chapel Hill, dove ha inaugurato la prima cattedra congiunta di Italian Studies and Environmental Humanities.

Una riflessione necessaria più che mai, in un Paese come il nostro che ha ratificato la Convenzione Di Faro solo nel 2020, con ben quindici anni di ritardo.

E che solo nel 2022, a dispetto dell’immenso patrimonio naturale e culturale che possiede, ha introdotto nella Costituzione il diritto alla tutela dell’ambiente e degli ecosistemi.

Comprendere il luogo per viverci meglio

La ricerca di Serenella Iovino si snoda attraverso l’osservazione e il racconto di luoghi in qualche modo archetipici. Come i “paesaggi porosi” di Napoli e della Campania, con i segni della penetrazione della vita umana nel sottosuolo e l’uso del tufo, una pietra che non isola ma trasmette. Come Venezia, con la sua commistione di mare e terra, con le violenze apportate all’ambiente dal petrolchimico di Marghera e con il suo vivere sempre sul limite di un’inondazione che i cambiamenti climatici rendono sempre più probabile. O come i luoghi dei terremoti e delle eruzioni, dove il segno lasciato dalla Natura si intreccia con la successiva, e spesso poco saggia, reazione dell’uomo.

Scrive Iovino: «Un’interpretazione corretta del testo del luogo, una lettura appropriata e per quanto possibile fedele, lo fa vivere meglio, e fa vivere meglio chi lo abita».

E ancora: «Un’interpretazione falsata o capziosa, invece, quel luogo‑testo lo insidia, lo tradisce, lo fa esplodere: e con esso, tutto ciò che in quel luogo dimora, inclusi gli umani. Il testo in questione, infatti, non è inerte ma attivo, come un corpo che funziona secondo le sue leggi».

Una relazione difficile

L’autrice analizza la “lenta resistenza” del Cuneese, l’immensa provincia che ha dato il più grande contributo alla Resistenza con la R maiuscola, quella contro il fascismo. Ma anche la reciproca e lenta resistenza che si sviluppa fra esseri umani e Natura in terre come le Langhe, allo stesso tempo dolci e dure. Scrive Iovino: «L’alleanza “lunga e lenta” tra natura e cultura è, evidentemente, la chiave che ci consente di entrare in questo paesaggio. Ma si tratta di un’alleanza difficile, a volte durissima. Perché il rapporto tra umanità e terra è più simile a un giogo reciproco che non a un idillio campestre: una violenza, quasi, che si ripete a ogni semina, a ogni raccolto, e i cui ritmi stagionali in realtà sono lunghissime catene che si perdono in un’epoca arcaica».

 

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Le tante resistenze

La storia di queste terre e delle due resistenze, raccontata da autori come Pavese, Fenoglio, Revelli, Rigoni Stern, è scritta anche nel paesaggio e si offre a chi vi presta attenzione: le cave della Val Gesso, i vigneti delle Langhe, le fabbriche che irrompono nel tessuto contadino trasformando per sempre non solo i territori, ma la vita e le emozioni della gente. Ma anche la lenta e dolce rivoluzione di movimenti come Slow Food, che non a caso nasce nel cuore di queste terre.

La lentezza diventa, a questo punto, una strategia e insieme un invito a muoversi con «il ritmo dell’ostinazione, il ritmo della terra, della legge, del vino, delle maree, dei terremoti, dei vulcani, della memoria che appare e scompare, dell’apocalisse e di ciò che ci salva».

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Lilly Cacace
Educatrice ambientale di esperienza venticinquennale, coordina il gruppo Scuola di Legambiente Ischia. Per l’Amp Regno di Nettuno, dal 2016, progetta e coordina “Nettuno va a scuola”, progetto educativo gestito in collaborazione con Legambiente Ischia e con le Scuole delle isole di Ischia e Procida. Autrice di "Alberi: Storie di amicizia tra persone e piante" (Albatros Edizioni Equosolidali, 2005). Ha scritto per Ischia News, Kaire, La Nuova Ecologia, .eco. Dirige l’Associazione "Gli alberi e noi - Isola Verde", per la quale gestisce progetti educativi e di volontariato, fra cui “Un mese per gli Alberi”. Laureata in Filosofia, le sue ricerche riguardano il rapporto fra educazione, cura dell’ambiente e felicità individuale.

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