Cop 26, in piazza a Glasgow per sradicare il sistema

La 26esima Conferenza delle Parti dell’Onu sui cambiamenti climatici si inaugura il 31 ottobre. Quali saranno gli appuntamenti in Scozia con Fridays For Future e gli altri movimenti dal basso? Quale la visione che li guiderà? A Roma, sabato 30, la mobilitazione

Finalmente la Cop26 apre i battenti. La Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici si apre domenica 31 ottobre, dopo lo slittamento lo scorso anno a causa della Covid che ancora incombe sulla popolazione globale. A complicare la situazione restano i dubbi sulla partecipazione della Cina, la nazione con le maggiori emissioni di CO2.  E i “leaks”  che hanno rivelato le pressioni di alcuni paesi al fine di modificare l’ultimo rapporto dell’Ipcc e minimizzare i dati sull’inquinamento da combustibili fossili.

 

 

Giungiamo a questo appuntamento decisivo per il futuro del Pianeta in un momento sociale e politico con molte incertezze, basti pensare agli effetti della Brexit e alla tensione dell’Unione Europea con la Polonia in materia di sovranità giuridica e applicazione del pacchetto clima. Sarà una Cop difficile, insomma, ma la comunità internazionale non può assolutamente permettersi il flop. Lo sanno bene i movimenti dal basso, come Fridays for Future che durante le prossime giornate darà il proprio contributo alla causa ambientale. Quali saranno gli appuntamenti di Glasgow e quale la visione che li guiderà?

 

Guarda il video della Reuters con il messaggio di Greta Thumberg

 

Gli eventi del 5 e 6 novembre

Gli eventi in programma sono due: lo sciopero del 5 novembre organizzato da Fridays For Future Scotland insieme ai gruppi dei Most Affected People and Areas (Mapa), vale a dire i ragazzi provenienti dai territori più colpiti dalla crisi climatica. Quest’ultimi potranno raggiungere Glasgow grazie alla raccolta fondi e al supporto di organizzazioni non governative, racconta Marina Comparelli, portavoce di Fridays For Future Italia:

 

Martina Comparelli portavoce dei Fridays For Future Italia
Martina Comparelli portavoce dei Fridays For Future Italia

 

«Sono le voci che vogliamo siano al centro delle nostre mobilitazioni. I MAPA saranno al centro di tutta la nostra narrazione per questi scioperi».

Il giorno dopo, sabato 6 novembre, si terrà invece il Global Day of Action For Climate Justice coordinato dalla Cop26 Coalition, un insieme di realtà che si stanno mobilitando per la giustizia climatica. Si prevedono inoltre attività pianificate dalle singole organizzazioni. Spiega ancora Comparelli: «Per esempio, da Extintion Rebellion ci si aspetta delle azioni di disobbedienza civile che ovviamente non sveleranno prima, saranno delle sorprese».

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L’importanza della partecipazione pubblica

In più di un’occasione Greta Thunberg  ha evidenziato la necessità di sradicare il sistema, («uproot the system» è stato il suo appello di poche settimane fa), permettere a chiunque di comprendere l’urgenza della situazione e capire che siamo di fronte a una crisi le cui soluzioni sono profondi e tempestivi cambiamenti.

 

 

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Lo strumento della società civile per aprire gli occhi a quante più persone possibile sono gli scioperi, le mobilitazioni, che si traducono in una pressione crescente sui governi e le istituzioni. «Fino a poco tempo fa non esisteva questo tipo di pressione – sottolinea la portavoce di Fridays For Future – non c’era questo tipo di discorso sul clima, ora dobbiamo far sì che non rimangano chiacchiere e continuare su questa strada».  E aggiunge:

«Però il passaggio all’azione deve essere rapido, istantaneo, perché non c’è più tempo. È per questo motivo che ci dovrà essere il sostegno di tutti, dovremo essere in tantissimi specialmente qui a Glasgow, nelle piazze per la Cop26».

Italia stonata

I giovani di Fridays For Future si dicono confusi dalle posizioni del premier, Mario Draghi, e del ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, non sempre all’unisono. Durante la PreCop di Milano il movimento ha consegnato al primo ministro un documento redatto dalla Climate Open Platform, una rete di movimenti, organizzazioni, associazioni e individui impegnati verso la giustizia climatica e sociale, contenente alcune proposte dal basso da portare al vertice: «Adesso il problema è capire se resterà lettera morta o se si trasformerà in qualcosa di concreto, come dovrebbe accadere visto che in quel documento c’è la volontà dei cittadini, di chi ha portato in piazza cinquantamila persone in un giorno e centomila il giorno dopo».

Segnali forti che continueranno a esserci, a Glasgow e non solo: «La pressione continua, continueremo a lottare».

E l’appuntamento, in Italia, è a Roma per sabato 30 con il corteo in occasione del G20, fra la Piramide e la Bocca della verità, per far sentire ai governi la richiesta della società civile di misure concrete «per uscire tutti insieme dalla crisi nel segno della giustizia climatica».

 

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Alessia Colaianni
Alessia Colaianni
Laureata in Scienza e Tecnologie per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali, dottore di ricerca in Geomorfologia e Dinamica Ambientale, è infine approdata sulle rive della comunicazione. Giornalista pubblicista dal 2014, ha raccontato storie di scienza, natura e arte per testate locali e nazionali. Ha collaborato come curatrice dei contenuti del sito della rivista di divulgazione scientifica Sapere e ha fatto parte del team della comunicazione del Festival della Divulgazione di Potenza. Ama gli animali, il disegno naturalistico e le serie tv.

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