“Effetto Palla”, soccorrere gli animali per migliorare le persone. Intervista alla dottoressa Monica Pais

La veterinaria che nel 2016 salvò una pitbull cresciuta con un laccio stretto attorno al collo, ha fondato una Onlus dedicata proprio alla cagnolina. Tanti i progetti di sviluppo, e in tutto il mondo: non solo animali in difficoltà, ma anche bambini disabili e donne maltrattate. Un nuovo modo di intendere il benessere umano e animale

A ottobre un libro nuovo dal titolo top secret ma che «sarà un piccolo manuale per la vita insieme a cani e gatti», la clinica Duemari, la onlus Effetto Palla. «Sì lo so, la giornata è fatta di 24 ore ma quando non mi sentite sto tramando qualcosa». Monica Pais scherza sulla non comune capacità di essere al tempo stesso medico veterinario, scrittrice di best sellers, creatrice di “Effetto Palla”, onlus che realizza progetti di sviluppo a sostegno di animali e persone in Italia e nel mondo. La Pais e la sua clinica sono diventati celebri in seguito al ritrovamento e al salvataggio, nel 2016, di una cucciola di pitbull cresciuta con un laccio stretto attorno al collo che la stava quasi decapitando. Il recupero di questa creatura con la testa tragicamente deforme ha commosso il web e la sua storia ha fatto il giro del mondo. La cagnolina, battezzata Palla, una volta tornata in salute, ha scelto di vivere con la famiglia di Monica Pais ed è diventata l’emblema del randagismo e dell’abbandono. Ed è proprio di questi argomenti che parliamo con la dottoressa Pais, questioni che, con la stagione estiva, diventano purtroppo di tragica attualità.   

 

Com’è oggi, la situazione randagismo in Italia e nella sua regione, la Sardegna?

Come al solito, ma in Sardegna più che randagismo ci sono animali vaganti il che è diverso, perché sono quasi tutti animali di proprietà. Mentre, per esempio, nelle regioni del Sud Italia abbiamo molti cani randagi, ossia figli di animali abbandonati che si organizzano in gruppi e che non hanno alcun contatto con le persone, noi abbiamo cani che vengono fuori da contesti familiari e dai quali si possono allontanare liberamente senza che siano identificabili.

Perché non sono identificabili?

Perché, pur essendo animali di proprietà, non hanno nessun segno di riconoscimento: parlo di microchip o medaglietta. Questo comporta che, essendo animali, possono essere investiti, avvelenati, picchiati. Questo ricade sulle spalle della collettività perché non avendo dati segnaletici non possono essere ricondotti alla famiglia di origine. Qui da noi la “chippatura” degli animali ancora segna il passo. E non tracciandoli non si possono, ad esempio, fare campagne di sterilizzazione a prezzi agevolati  per le femmine.

Ma perché le persone non lo fanno?

Non lo fanno perché culturalmente non sono stati raggiunti dal messaggio, perché chi deve chiedere conto degli animali di proprietà non lo fa, perché i cani rurali non vengono censiti da chi va in campagna, quindi veterinari, agronomi e organi preposti. È una questione di cattiva conoscenza e di cattiva gestione del territorio.

Le pubbliche amministrazioni, poi, quando recuperano questi animali vaganti senza proprietario li mandano in canile?

Purtroppo sì, vanno ad aumentare le file degli animali detenuti in queste strutture. Questo ha un costo per la collettività, ovviamente. Fino ad adesso era stato più facile rinchiuderli, perché ci si può immaginare le difficoltà ad andare a rintracciare e identificare  gli animali casa per casa o nelle campagne. Ora che non ci sono più i fondi per mantenere i cani nei canili il problema è esploso. 

La situazione negli anni è migliorata o peggiorata?

In Sardegna non è cambiato niente per quanto riguarda gli animali vaganti. Ma perché noi comunque siamo pochi, un milione e mezzo di abitanti in tutto, abbiamo molto territorio, siamo allevatori quindi la gestione dei cani liberi è sempre stata legata a una situazione reddituale: l’allevatore ragiona così: «I cuccioli non mi servono quindi li uccido». Per fare un esempio classico i maremmani che arrivano da noi incidentati sono molto buoni e socializzati: magari sono a fine carriera, magari un altro cane più giovane ha preso il suo posto. Questo perché, a differenza del randagio che si è allontanato dal contatto umano, loro sono sempre stati al servizio dell’uomo. 

Secondo la sua esperienza l’atteggiamento delle persone è cambiato nei confronti degli animali?

È cambiato tutto. In trent’anni sono diventati molto più bravi i veterinari, i proprietari più attenti e sensibili, molto più correlati empaticamente con i loro animali. Questo affetto, ora, le persone non hanno più difficoltà a dimostrarlo, mentre una volta ci si vergognava. 

E gli abbandoni estivi? Com’è la situazione nella sua terra?

Non esistono, sono cose tipicamente del Nord. Qui non esiste proprio l’abbandono da parte dei sardi che vanno in vacanza. Per contro, stanno arrivando animali recuperati in spiaggia, segno che forse sono gli stessi villeggianti che poi li lasciano qua, altrimenti non si spiega come un cane o un gatto possa essere finito proprio in un posto simile. 

La storia di Palla è emblematica. Quanti animali in quelle condizioni ci sono nel territorio?

Palla è stato un caso limite, un cane di proprietà cresciuta in un laccio al collo che la stava uccidendo ma, ripeto, è stato un caso fortunatamente raro. 

Alla luce di quanto detto qual è lo sforzo che dovrebbero fare le pubbliche amministrazioni? 

Dipende. Ci sono delle pubbliche amministrazioni dove le cose funzionano benissimo, come ad esempio in Lombardia dove i cani sono tutti “chippati”, soprattutto quelli che entrano in regione proprio per evitare i trasbordi selvaggi da Sud a Nord Italia. Ogni regione dovrebbe applicare politiche specifiche per le esigenze del suo territorio. Da noi, per esempio, ci vorrebbe la chippatura a tappeto e la sponsorizzazione della sterilizzazione delle femmine. E questo deve essere imposto con azioni forti: tutti quelli che hanno cani da lavoro devono chippare, pena multe severe se non lo fanno. Le leggi ci sono, vanno solo applicate. Per quanto riguarda la sterilizzazione direi: «Ti diamo cento euro se fai sterilizzare il tuo cane femmina». In base al reddito sarebbe l’ideale, però anche a tappeto si può fare, se vogliamo svuotare i canili. 

Parliamo della onlus Effetto Palla, ci sono novità?

Effetto Palla procede alla grande, siamo al 187esimo posto su trentamila iscritti alle onlus italiane, ci sono molti progetti in arrivo con i cavalli, con i bimbi disabili, con le donne maltrattate, sia in Italia sia nel mondo. Per esempio in Brasile stiamo predisponendo un laboratorio per tutti gli animali selvatici nella foresta amazzonica, soccorriamo cani e gatti nelle favelas e teniamo corsi di formazione professionale come assistente veterinario per i ragazzi che abitano questi quartieri difficili brasiliani, di modo che abbiano un lavoro. La nostra è un’associazione un po’ strana perché continuiamo a inserirci sui territori come in Sicilia o nei luoghi del terremoto per sostenere sia gli animali sia le persone che sono rimaste ad abitare luoghi abbandonati. Un altro progetto che stiamo realizzando è il primo parco per i cani senza padrone in provincia di Cagliari in tandem con un’altra associazione, ossia un’idea di canile senza mura. E, ancora, un trasporto animali al servizio delle associazioni di volontariato con mezzi iscritti come trasportatori autorizzati, per evitare quel via vai selvaggio senza regole a scopro di lucro a discapito del benessere animale. I progetti di Effetto Palla sono diverse decine in Italia e nel mondo. E continueranno a crescere.  

Guarda il video del “Progetto Il Randagino” a Serramanna

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Sabrina Mechella
Sabrina Mechella ha iniziato la professione giornalistica collaborando col quotidiano Il Messaggero. È stata addetta stampa per il Comune di Viterbo ed è poi passata alla cronaca giudiziaria per alcuni quotidiani online. Dal 2010 si occupa di ambiente, prima come redattore del bimestrale Eco-news, poi con Ideegreen.it e con La Stampa - Tuttogreen. È stata ideatrice e conduttrice del programma Amici animali, in onda nel 2019 su Tele Lazio Nord

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