Il documentario Pariah Dog

Pariah Dog, storie d’amicizia e salvezza nell’India degli ultimi

L’esordio di Jesse Alk documenta la vita di quattro “pària” che si prendono cura dei cani randagi. Sullo sfondo di una Calcutta in bilico tra opulenza e miseria estrema, una storia di empatia, coraggio e riscatto, testimonianza preziosa del rapporto tra uomini e animali

«Soffro con loro, sento il loro dolore». Subrata Das ha 62 anni, vive a Calcutta, capitale dello stato del Bengala, India. Anni fa partecipò a un quiz televisivo e vinse 50 mila rupie, conserva il video di quella puntata sul suo smartphone e lo fa vedere a ogni conoscente, orgoglioso. Subrata è uno dei quattro protagonisti di Pariah Dog, uno dei lungometraggi del festival Cinemambiente 2020.

 

Fuori dalla casta

Il film, girato nel 2019, è l’opera prima di Jesse Alk, che oltre la regia ne ha curato la scrittura e la produzione e racconta la storia dei cani indiani (pariah dog) una varietà autoctona tipica del continente – animali socievoli e intelligenti – accuditi da quattro persone, anche loro dei “paria”: i fuori dalla casta, gli ultimi della società. Molti, in India, vedono questi randagi come un rischio perché in assenza di politiche di sterilizzazione la popolazione è in costante aumento. Considerano gli animali come una minaccia e un fastidio a causa del costante abbaiare e mordere le persone. Tuttavia, la maggior parte di questi attacchi sono causati da provocazioni umane come colpirli con bastoni o lanciare pietre contro di loro.

Con gli ultimi

Subrata se ne prende cura, come Milly (Malika Sarkar), Kajal Halder e Pinaki “Pinku” Dajgupta. Il lungometraggio racconta le difficoltà dei quattro, due uomini e due donne, che non hanno un’attività fissa e vivono ai margini della società e del loro rapporto di empatia, amore e cura verso gli ultimi come loro, i cani. Subrata per sopravvivere guida un taxi furgoncino, come Pinku, che è un artista e scolpisce sul legno figure di animali mentre i cani gli dormono accanto:

«Gli uomini hanno spezzato il loro rapporto con la natura – sostiene – Se stai con gli animali capisci il vero significato della vita».

Randagi e donne combattenti

Milly ha ereditato dal nonno una grande villa, ormai fatiscente, dove ospita i suoi randagi. La sua non è un’esistenza semplice:

«Mio marito mi ha lasciata anni fa – racconta – e non voglio nessun uomo con me. Se sei una donna single, qui da noi, nessuno ti rispetta. Infatti un politico del posto ha ordinato ai suoi uomini di distruggere parte della mia proprietà perché darebbe fastidio all’ampliamento del ponte. Si sentono al di là della legge, con una persona come me».

 

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Tra macchine di lusso e montagne di rifiuti

Se Milly comunque è una combattente e non ha timore ad affrontare con coraggio le ostilità dei locali, Kajal è una figura debole, una ragazza che ha rinunciato a un marito e dei figli, pur di stare accanto ai randagi: «Non ho un futuro, starò con loro finché vivrò» e piange disperata mentre seppellisce un suo cucciolo mettendogli attorno al collo una collana di fiori. Sullo sfondo una Calcutta che vive in costante bilico tra voglia di modernità e miseria, tra macchine costose e montagne di rifiuti in cui i pariah dog cercano del cibo, schivando i calci degli umani. Subrata compra una tastiera elettrica e gira la città con un piccolo furgone cantando le sue canzoni e cercando di racimolare denaro per i suoi cani: «Sono l’ultimo degli ultimi, sono l’ambasciatore di questa società di vagabondi».

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Sabrina Mechella
Sabrina Mechella
Sabrina Mechella ha iniziato la professione giornalistica collaborando col quotidiano Il Messaggero. È stata addetta stampa per il Comune di Viterbo ed è poi passata alla cronaca giudiziaria per alcuni quotidiani online. Dal 2010 si occupa di ambiente, prima come redattore del bimestrale Eco-news, poi con Ideegreen.it e con La Stampa - Tuttogreen. È stata ideatrice e conduttrice del programma Amici animali, in onda nel 2019 su Tele Lazio Nord

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