Un gruppo di adolescenti di spalle, abbracciati in un campo di grano

Z come noi stiamo Zitti e lasciamo la parola a loro, la Generazione Zeta

L’onnipresenza di internet e dei social, l’assenza delle ideologie, la crisi ambientale, il lavoro che bisogna inventare. E adesso la pandemia. Restiamo in silenzio e facciamo parlare i ragazzi della Generazione Z. L’ultima lettera del nostro alfabeto è la loro…

Non hanno mai conosciuto un mondo senza internet e il digitale, passano sullo smartphone almeno cinque ore al giorno, inventano mestieri che solo vent’anni fa non erano neppure concepibili e sono il target più studiato dalle aziende di marketing del pianeta. D’altronde, questi quasi 8 miliardi (9 milioni in Italia) di giovani e ragazzini dai 12 ai 25 anni che dal 2019 sono la generazione più numerosa, si apprestano a governare il  mondo. Gli studi, numerosissimi li descrivono gentili, fragili, informati, pragmatici e globali, iperconnessi e “family oriented”, disillusi e rispettosi. Se sapranno fare meglio dei padri millennials, se terranno testa agli Alfa che già ne assediano la leadership, lo vedremo presto. Intanto, per coronare questo giro dell’oca in 21 lettere che è stato il nostro alfabeto eco-pedagogico, stavolta a parlare saranno loro, tre esponenti della generazione Z. Un campione minuscolo, eppure le risposte di questi tre giovani di 19, 21 e 23 anni, le loro visioni sull’ambiente, l’educazione e il futuro sono squarci sorprendentemente consapevoli nella tela tarlata del presente che stiamo loro consegnando. 

Un gruppo di ragazzini con lo smartphone, seduti su delle scale
Per Generazione Z si intendono i quasi 8 miliardi di giovani e ragazzini dai 12 ai 25 anni. Non hanno mai conosciuto un mondo senza internet

 

Partiamo da qui, dal mondo che avete ereditato. Come lo percepite? E che mondo vorreste lasciare a chi verrà dopo di voi?

Luca: Un mondo viscoso, difficile da smuovere e da alterare perché fa resistenza a qualunque cambiamento. Quindi spero di contribuire a creare un mondo futuro più aperto e fluido, più rapido e meno resistente ai cambiamenti, meno individualista.

Elisa: Un mondo instabile, carente di valori, disilluso. Vorrei lasciare un mondo dove ci sia meno falsità, meno bisogno di nascondersi dietro le convenzioni sociali che ci separano.

Alice: Un mondo devastato dal capitalismo e dai suoi valori, consumismo in primis, dove è importante avere e apparire. Utopisticamente, spero si possa tornare a valori che non siano solo il profitto.

Parliamo di valori, allora. Quali sono quelli fondamentali?

Alice: L’uguaglianza in tutte le sue declinazioni: socio-economica all’interno degli stati e a livello internazionale, di genere, di razza: è intollerabile che si possa essere discriminati per questioni di pelle o di luogo di nascita…

Luca: La parità di diritti in qualunque forma, la libertà e la privacy, non tollero che il governo o i social controllino e pilotino i miei dati, gli spostamenti, le scelte.

Elisa: Il rispetto, prima condizione perché si possa parlare di uguaglianza nel senso di diritti e di possibilità, ma anche l’umanità come gesto di empatia e relazione vere.

 

Una comitiva di giovani di spalle, passeggia lungo un viale alberato
I numerosi studi sui giovani della Generazione Z li descrivono fragili, pragmatici e globali, iperconnessi e “family oriented”, disillusi e rispettosi

 

Eppure, questa “vostra” era è in molti modi straordinaria. Quali sono le più grandi opportunità e quali i peggiori ostacoli?

Alice: La globalizzazione è un tema molto complesso, che viviamo quotidianamente a vari livelli. Io studio all’estero, in un ambiente internazionale che rappresenta una grande possibilità anche in termini professionali. Purtroppo domina ovunque una competitività spaventosa. Più della solidarietà, vigono gli stessi principi del sistema economico.

Elisa: La possibilità di fare tantissime cose è per lo più teorica, perché in pratica è molto  difficile tradurre in realtà questo potenziale. È come vedere oltre la vetrina milioni di cose che non si possono veramente raggiungere, con la frustrazione di saperle lì. E molto spesso il motivo è di natura economica, aggravato dall’ascensore sociale che si è fermato.

Avete dei maestri che vi hanno ispirato? E come valutate il vostro percorso educativo?

Elisa: I maestri sono le persone che mi sono intorno, quelle con cui mi confronto. La scuola è stata importante, mi sento fortunata, ho ricevuto molti strumenti ma il sistema educativo italiano ha tantissimi difetti. E le elementari dalle suore hanno agito da deterrente in merito alla religione e svariati altri aspetti.

Luca: Leonardo da Vinci è il mio maestro ideale, l’esempio irraggiungibile a cui guardare. Purtroppo il liceo e l’università non sono stati particolarmente formativi o stimolanti.

Alice: Le figure mitiche tipo i vostri Che o Mao non ce li ho e ogni possibile maestro non riesco a idealizzarlo fino in fondo. Mi sento molto più grata rispetto ad alcuni bravissimi insegnanti, alla loro sterminata cultura. Non ho mai avuto un rapporto conflittuale con lo studio, per fortuna, perché mi rendo conto che è una chiave che apre tante porte. 

Un gruppo di ragazzi ad una manifestazione dei Fridays For Future, con un cartello ambientalista ("You decide")
Una manifestazione dei Fridays For Future. La questione ambientalista è molto sentita dalla Generazione Z, nata dopo il crollo delle ideologie

 

Di che colore è il futuro? 

Luca: Nebbia. Penso a domani e il mio orizzonte non va più in là.

Alice: Grigio scuro se non cambiamo rotta, a cominciare dall’ambiente. Il Covid è espressione di uno squilibrio gravissimo. Io spero di poter essere parte del cambiamento, ma bisogna cominciare adesso, tutti, nella quotidianità.

Elisa: Abbiamo ricevuto un avvertimento, ma siamo già in ritardo, non abbiamo più tempo. Vedo un mondo che imploderà, non riusciremo a salvarci.

Quali urgenze sentite? Quali temi sentite particolarmente pressanti?

Luca: La questione ambientale preme e la tecnologia potrebbe e dovrebbe essere declinata al meglio per risolvere il problema della sostenibilità.

Alice: La fluidità dell’identità sessuale. È un tema della nostra generazione e lo sarà ancora di più in futuro. È importante che oggi le persone possano esprimere chi sono veramente al di là della loro appartenenza di genere, degli organi sessuali che hanno, di quale sesso siano le persone di cui si innamorano.

Elisa: Sento la pressione e l’invadenza dei social network che portano adolescenti (ma anche adulti) ad un gossip esponenziale. Bombardati di immagini di corpi, ville e vite perfette, combattiamo una guerra continua per difenderci da un confronto impietoso. Ma anche per orientarci nella mappa tra finzione e verità, in un gioco di specchi molto pericoloso.

Dei giovanissimi ad una sfilata del Gay Pride
Una sfilata del Gay Pride. La questione della fluidità sessuale è un tema della Generazione Z

 

Chiudiamo con un arcobaleno. Cosa vi augurate di raggiungere? Quali sono le cose più importanti per la vostra vita?

Alice: La felicità, ovvero stare con le persone che amo senza che il mondo, che percepisco corrotto, mi costringa ad abbandonare i miei valori. La felicità è un binario lungo il quale corrono la gioia personale e un approccio etico al mondo.

Elisa: Il sentirmi bene con me stessa e l’ambiente intorno a me, cioè l’insieme di fattori sia morali che pratici in cui riuscirò a realizzarmi, a costruire il futuro, il cambiamento.

Luca: La salute, la soddisfazione personale che scaturisce dall’amare quello che faccio indipendentemente dalla carriera, la compagnia bella di amici veri.

 

 

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Pubblicato da Fridays For Future Italia su Domenica 14 febbraio 2021

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Stefania Chinzari
Stefania Chinzari
Stefania Chinzari è pedagogista clinica a indirizzo antroposofico, counselor dell’età evolutiva e tutor dell’apprendimento. Si occupa di pedagogia dal 2000, dopo che la nascita dei suoi due figli ha messo in crisi molte certezze professionali e educative. Lavora a Roma con l’associazione Semi di Futuro per creare luoghi in cui ogni individuo, bambino, adolescente o adulto, possa trovare l’ambiente adatto a far “fiorire” i propri talenti.
Svolge attività di formazione in tutta Italia sui temi delle difficoltà evolutive e di apprendimento, della genitorialità consapevole, dell’eco-pedagogia e dell’autoeducazione. E’ stata maestra di classe nella scuola steineriana “Il giardino dei cedri” per 13 anni e docente all’Università di Cassino. E’ membro del Gruppo di studio e ricerca sui DSA-BES, della SIAF e di Airipa Italia. E’ vice-presidente di Direttamente onlus con cui sostiene la scuola Hands of Love di Kariobangi a Nairobi per bambini provenienti da gravi situazioni di disagio sociale ed economico.
Giornalista professionista e scrittrice, ha lavorato nella redazione cultura e spettacoli dell’Unità per 12 anni e collaborato con numerose testate. Ha lavorato con l’Università di Roma “La Sapienza” all’archivio di Gerardo Guerrieri e pubblicato diversi libri tra cui Nuova scena italiana. Il teatro di fine millennio e Dove sta la frontiera. Dalle ambulanze di guerra agli scambi interculturali. Il suo ultimo libro è Le mani in movimento (2019) sulla necessità di risvegliarci alle nostre mani, elemento cardine della nostra evoluzione e strumento educativo incredibilmente efficace.

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