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Una mamma megattera (Megaptera novaeangliae) che difende il proprio cucciolo in un video di BBC Earth

Sotto l’ala dei genitori. Essere “mammone” fa bene, anche agli animali

Un recente studio racconta che, come per tutti gli esseri umani, inclusi gli animali, cure parentali prolungate possano condurre a un maggiore sviluppo cognitivo. Dai corvidi alle balene, dai delfini agli elefanti, passando per gli scimpanzé: animali “mammoni” con una marcia in più 

L’infanzia è il periodo del gioco, dell’esplorazione, dell’apprendimento, un intreccio che supporta lo sviluppo cognitivo di un bambino. I genitori creano uno spazio protetto intorno ai propri figli e li affiancano nella comprensione di ciò che li circonda, affinché la loro intelligenza abbia tutte le risorse necessarie per poter sbocciare. Potrebbe stupirvi sapere che cure parentali prolungate non sono, come comunemente si crede, una prerogativa degli esseri umani. Nel regno animale esistono altri esempi di cuccioli che rimangono sotto l’ala dei genitori o della comunità d’appartenenza per tempi lunghi.

Quando rimanere nel nido fa bene al cervello

Durante l’infanzia, i genitori danno il tempo ai propri figli di svilupparsi, proteggendoli e fornendo loro cibo: le cure parentali nella nostra specie ricoprono un intervallo di tempo abbastanza esteso. Un’infanzia prolungata si è dimostrata cruciale per la storia evolutiva dell’essere umano, esercitando un forte impatto sulla nostra intelligenza: mentre papà e mamma si occupano di protezione e nutrimento, i cuccioli di uomo hanno tutto il tempo di costruire le proprie abilità cognitive e far crescere la dimensione del proprio cervello.

 

gatta e gattino
Le cure parentali sono tutti quei comportamenti che sono finalizzati al benessere e alla sopravvivenza della propria prole

 

Non solo Homo sapiens, però, è quello che può definirsi un attento caregiver. L’etologia sta rivelando che l’evoluzione ha allungato i periodi dedicati allo sviluppo non solo dell’uomo e di altri primati, ma anche di pipistrelli, cetacei, elefanti e numerose famiglie di uccelli, tra cui spiccano i corvidi.

Intelligenza e cultura negli animali

Cos’è l’intelligenza? Se uno psicologo o un pedagogista dovesse definire in poche parole l’intelligenza ci direbbe che è l’abilità di risolvere problemi e di adattarsi e imparare dall’esperienza. Negli animali si preferisce parlare di cognizione, ossia qualunque meccanismo attraverso cui si acquisiscono, si elaborano, si immagazzinano e si usano informazioni. La cognizione passa attraverso l’esperienza e l’osservazione di ciò che fanno i genitori o i membri della propria comunità per poter vivere e sopravvivere nel loro ambiente. Si giunge così a un altro concetto che solitamente percepiamo come esclusivamente umano, quello di cultura. Come scrive Michelangelo Bisconti, nel suo libro Le culture degli animali (Chiavi di lettura, Zanichelli, 2008):

«In biologia è cultura qualunque meccanismo che consenta acquisizione di informazioni da membri della propria specie attraverso sistemi sociali in grado di dar luogo a condivisione di comportamenti».

La cultura è l’insieme di conoscenze e abilità che, in una società, si trasmettono da individuo a individuo, di generazione in generazione. Della cultura fanno parte competenze sociali imparate nel tempo, tradizioni, dialetti, che rispondono alla domanda “come vivere qui?”. Diventa sempre più chiaro come anche al di fuori della società umana, trascorrere più tempo con gli adulti, in un contesto protetto in cui preoccuparsi solo di imparare, possa essere evolutivamente vantaggioso.

Una lunga infanzia. Non solo per gli esseri umani

A indugiare un po’ di più sotto l’ala dei genitori non ci sono, quindi, solo gli uomini. Uno studio pubblicato recentemente su Philosophical Transactions of the Royal Society B: Biological Sciences accende un riflettore sull’intelligenza e la capacità di essere genitori dei corvidi, una famiglia di uccelli che comprende appunto corvi, cornacchie e ghiandaie, famosi già da un po’ per le loro incredibili abilità, tra cui costruire e usare strumenti e riconoscere i volti.
La ricerca fornisce dei dati che rafforzano la teoria secondo cui esisterebbe un legame tra cure parentali prolungate e intelligenza in questi uccelli. Rispetto agli altri, i corvidi rimangono per più tempo nei nidi prima di spiccare il volo, impiegano più giorni nel nutrire la propria prole e i piccoli trascorrono un periodo maggiore all’interno della famiglia. A fronte di questo, nello specifico, la ghiandaia siberiana (Perisoreus infaustus) e le cornacchie della Nuova Caledonia (Corvus moneduloides) mostrano dei cervelli di dimensioni maggiori e, come accennavamo, della abilità cognitive eccezionalmente sviluppate, come riuscire a risolvere dei rompicapo per ottenere il cibo o riconoscere predatori non comuni.

 

Guarda il video di Science Magazine sulle cure parentali prolungate nei corvidi

Più intelligenti e più sociali. La rivincita dei “mammoni”

Gli uccelli, in particolare i corvidi, però non sono i soli a vivere un’infanzia particolarmente lunga per allenare la propria intelligenza. Tra i mammiferi ci sono gli scimpanzé, che imparano dalle loro madri a utilizzare strumenti per procurarsi il cibo; altrettanto premurose sono le mamme dei cetacei, come le balene e i delfini  ed elevato lo sviluppo cerebrale legato all’apprendimento all’interno della loro comunità. Le madri elefante  sono leggendarie per l’attaccamento ai cuccioli e per il lungo periodo che dedicano a insegnare loro a essere indipendenti.

 

Guarda una mamma scimpanzé (Pan troglodytes troglodytes) insegna al proprio cucciolo a usare strumenti per raccogliere cibo. La ricerca della Washington University di St. Louis

 

I risultati dello studio sulle ghiandaie siberiane e sulle cornacchie della Nuova Caledonia dimostrano quanto rimanere con i genitori per un intervallo di tempo più lungo sia cruciale per incontrare opportunità di apprendimento sociale durante le quali acquisire abilità essenziali per la sopravvivenza. È stato così per noi uomini, conferendoci grande beneficio nell’evoluzione, e lo è anche per altre specie animali. In fondo è un modo non così sbagliato di essere “mammoni”.

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Alessia Colaianni
Alessia Colaianni
Laureata in Scienza e Tecnologie per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali, dottore di ricerca in Geomorfologia e Dinamica Ambientale, è infine approdata sulle rive della comunicazione. Giornalista pubblicista dal 2014, ha raccontato storie di scienza, natura e arte per testate locali e nazionali. Ha collaborato come curatrice dei contenuti del sito della rivista di divulgazione scientifica Sapere e ha fatto parte del team della comunicazione del Festival della Divulgazione di Potenza. Ama gli animali, il disegno naturalistico e le serie tv.

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